Perché qui? Perché ora? Quale posto migliore di Parigi per sognare?...È la voce di Remy, il simpatico topolino di Ratatouille.

Stesso volo, stesso hotel, stesso quartiere dell’anno scorso. Parigi, la nostra abitudine più bella.

Arriviamo l’8 dicembre e corriamo, attraverso un freddo pungente, verso Notre Dame, la signora che compie 850 anni.Sta per iniziare la tradizionale messa dell’Immacolata. Quest’anno ci tocca anche un posto in prima fila.

Notre Dame

Ascoltiamo la messa, recitiamo il credo in francese e terminata la funzione religiosa, accompagnati dalle luci natalizie, scappiamo in hotel per prepararci ad un appuntamento tutto gourmet.

Anche qui, chiediamo aiuto ad un altro protagonista di Ratatouille, Anton Ego, lo spietato critico culinario che, a proposito della cucina parigina dice:

“Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà, cui ci dobbiamo rassegnare, è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cucina, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau “Chiunque può cucinare!”, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque…”, appunto!

Si, perché nella mia breve carriera professionale posso annoverare anche una bellissima parentesi da insegnante…anche Brunella non ci crede.

Ho insegnato per un anno Economia Aziendale in istituto alberghiero e fra i miei tanti allievi c’era anche Gennarino.

Gennarino era uno di quei ragazzi che quando si avvicinava l’ora di cucina trasformava la sua comprensibile noia per le curve di indifferenza e la segmentazione del mercato in puro entusiasmo. In pratica, non vedeva l’ora di sfidare compagni e insegnanti con le sue creazioni e noi non vedevamo l’ora di assaggiarle.

Dopo il diploma, Gennarino ha trascorso qualche anno fra i fornelli di chef stellati come Alfonso Iaccarino e un altro Gennarino, Gennarino Esposito.

Oggi Gennarino, il nostro Gennarino, cucina al fianco di Alain Ducasse e di Christophe Moret al ristorante Lasserre di Parigi, uno dei templi culinari mondiali.

Alle 21.00, puntuali ed emozionati, arriviamo al ristorante e una gentilissima signora ci fa subito accomodare in un salottino invitandoci a lasciarle i cappotti. Provo a comunicarle gli estremi della nostra prenotazione a nome di Gennarino e con un sorriso mi conferma che tutto il ristorante è a conoscenza della nostra presenza e che Gennarino, nei giorni precedenti, non ha fatto altro che parlare di noi. Mi fa anche leggere la prenotazione a nome le professeur italien.

Dopo qualche minuto, il direttore di sala, il sommelier più famoso di Francia, ci invita a seguirlo in cucina. Saliamo le scale e, aperte le porte della cucina, ci sentiamo d’improvviso catapultati nella cucina di Remy. È un tripudio di profumi, di colori e di caos elegante. Camerieri che entrano ed escono dalla cucina come macchinine accelerate, voci che si sovrappongono “le plat…bientôt…déplacer…rapide…” e, in fondo alla sala avvolto in una nuvola di fumo, Gennarino che corre subito ad abbracciarci. Lo lasciamo alla sua arte e, sempre scortati dal direttore, ci accomodiamo al tavolo.

La sala è il giusto equilibrio fra eleganza e sobrietà.

Veniamo subito circondati da camerieri che, come veri e propri tutor, cominciano a prendersi cura di noi e più che descrivere i piatti, preferiamo mostrarvi le immagini delle creazioni di Gennarino e degli altri chef. Quanto al gusto, un equilibrio delicato e perfetto di sapori.

Lasserre

Lasserre

Lasserre

Lasserre

Lasserre

Lasserre

Lasserre

Lasserre

A fine spettacolo, Gennarino ci raggiunge al tavolo per un caffè e delle petite madeleine appena sfornate.

Il giorno dopo ci lasciamo guidare dal fascino della città con una passeggiata domenicale. Al mattino camminiamo per i vicoletti ancora sonnolenti di Saint Germain fino al lungo Senna. Tempo di scattare qualche foto alla facciata del palazzo dell’Istituto di Cultura Araba e arriviamo al vivace quartiere Marais.

Istituto di cultura Araba

Istituto di cultura Araba

È domenica, è quasi Natale e c’è un gran fermento fra le bancarelle dei tanti negozietti nostalgia e fra i banchi del Marché des Enfants Rouges, il mercato dei bambini rossi chiamato così in ricordo degli orfani vestiti di rosso in segno di carità che abitavano nell’orfanotrofio della piazza.

Negozio nostalgia

La particolarità di questo mercato risiede nel fatto che oltre alle classiche bancarelle di frutta, verdura, ci sono un sacco di banconi etnici (couscous, cibo italiano, africano, libanese, ecc…) dai quali si può comprare cibo da portare a casa, ma soprattutto si può mangiare lì.

Marché des Enfants Rouges

Incuriositi dalla lunga fila di parigini, scegliamo la cucina marocchina e mangiamo couscous, tajine, pollo speziato in pastella e beviamo dell’ottimo the alla menta.

Riscaldati dai sapori della cucina araba, dedichiamo il pomeriggio a una libera passeggiata fotografica.

Montmartre

Paris

Musée du Louvre

Musée du Louvre

Musée du Louvre

Notre Dame

Place Dauphine

Metropolitain

In serata, chiamiamo Gennarino per assistere, anche a Parigi, alla partita Inter – Napoli.

Incontriamo Gennarino e andiamo in uno dei tanti localini di Parigi tinti di bianco e di azzurro. Per il resto sapete benissimo come è andata…

È lunedì, è il nostro anniversario ed è quasi Natale. Brunella, vittima del male inestirpabile tipicamente femminile, mi regala un bellissimo ed entusiasmante programma di shopping parigino. A me non resta che accettare.

In breve, non ci facciamo mancare niente. Lafayette marques (quello generico, per cominciare), Lafayette maison, Lafayette gourmet, il bagno di Lafayette, Printemps, il terrazzo di Printemps e, per non far pigliare collera proprio a nessuno, chiudiamo la giornata con Le Bonmarché.

Joyeux Noël

Per cena ritorniamo ad un ristorantino della nostra tradizione parigina. Un ristorante corso gestito da Olivier, un uomo a metà fra Gérard Depardieu e un pugile corso che accompagna la descrizione del menù con sonore pacche sulla mia spalla e lubrificando il mio viso con qualche sputino.

Sono le 23.30 e tra poco passa la macchina. Ernest, Pablo, Scott, Gertrude e Salvador ci verranno prendere per salutare la Parigi degli anni venti. A pochi metri dal nostro hotel c’è la celebre scalinata dove Owen Wilson, in Midnight in Paris aspetta ogni sera la macchina che, attraverso un viaggio nel tempo, lo porta a bere con Hemingway, a chiacchierare con Dalí, a discutere di romanzi con Gertrude Stein e a conoscere i tormenti di Picasso.

Midnight in Paris

Manca poco a mezzanotte. Io e Brunella, sotto un freddo pungente aspettiamo e cercando nel silenzio il rumore di un motore di altri tempi concludiamo…che Parigi esista e qualcuno scelga di vivere in un altro posto nel mondo sarà sempre un mistero per noi!

Francesco

Categories: Senza categoria

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Twitter updates

No public Twitter messages.