Era la festa di San Gennaro, quanta folla per la via…Con Zazá, compagna mia, me ne andai a passeggiá. C’era la banda di Pignataro che suonava il “Parsifallo” e il maestro, sul piedistallo, ci faceva deliziá…Nel momento culminante del finale travolgente, ‘mmiez’a tutta chella gente, se fumarono a Zazá!…Dove sta Zazá?! Uh, Madonna mia…Come fa Zazá, senza Isaia?…

Così cantava Nino Taranto la misteriosa scomparsa di Zazà nel bel mezzo della festa di San Gennaro. Ma oggi la vicenda raccontata dalla celebre canzone Dove sta Zazà  dovrebbe essere rivisitata, perché molto probabilmente il ruolo della bella e irrequieta Zazà spetterebbe di più a Samadara, Susana, Manuela o Sklorina e lo sventurato Isaia dovrebbe lasciare il posto a Iranga, João, José o Dimitri.

Sì perché anche San Gennaro, il Santo dei napoletani, piede destro del Dio Maradona, ha dovuto affrontare la sfida della globalizzazione e si è dovuto affacciare su mercati esteri, a oriente e a occidente, conquistando il cuore della folta comunità cattolica srilankese del capoluogo campano (la prima in Europa), e di immigrati dell’Ecuador, del Salvador e balcanici.

Come da tradizione, anche quest’anno, io e Brunella abbiamo assistito alle celebrazioni del miracolo della liquefazione recandoci al Duomo della città per baciare l’ampolla che custodisce il sangue di San Gennaro.

Ma prima di giungere al Duomo, ci siamo addentrati nei vicoli in fermento del centro storico e ci siamo ritrovati nelle catacombe della chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, uno dei luoghi dove i napoletani celebravano il culto della morte e dove si refriscano ll’anem ‘o Priatorio. La chiesa fu eretta da una congrega di nobili allo scopo di dare cura e sepoltura alle persone povere. La leggenda narra inoltre che, per secoli, le giovani in età da marito adottassero la capuzzella ovvero il teschio di un defunto senza nome impegnandosi a pregare per l’ascesa dell’anima in paradiso in cambio dell’amore e di un marito. È qui che conosciamo la storia di Lucia, una giovane nobile del ‘600 morta per amore, le cui ossa sono tutt’ora meta di pellegrinaggi di persone alla ricerca dell’amore.

Emersi dalle viscere di Napoli, io e Brunella abbiamo fatto visita al complesso di Santa Patrizia a San Gregorio Armeno. Oltre al meraviglioso chiostro dall’architettura araba, abbiamo visitato la bellissima chiesa strutturata su tre livelli che custodisce tesori nascosti, quali reliquie di santi e una natività lignea del 1200 espressione di una iconografia rivoluzionaria della maternità e del feminino.

Usciti da convento, attraversiamo San Gregorio Armeno, la via dei presepi, e ci imbattiamo un due zampognari (è il 19 settembre) che suonano le tradizionali musiche natalizie.

Napoli è, senza dubbio, la città dei paradossi. È la città che si ama e che si odia, la città che tutti vorrebbero cambiare ma che tutti vorrebbero rimanesse cosi com’è. È la città dalla quale scappare ma nella quale si continua ad arrivare.

E nel giorno di San Gennaro proprio quest’ultimo paradosso prende forma nel ventre di Napoli.

Ed è così, infatti, che a pochi passi dall’edicola votiva che venera il sacro capello di Maradona, assistiamo a un altro miracolo. L’invasione del Duomo da parte di centinaia di cattolici srilankesi, capoverdiani, ecuadoregni, salvadoregni e ucraini che si fanno largo fra le bancarelle piene di statuine di San Gennaro, il loro Santo, sempre più multicolore e di quadretti che illuminano con led coloratissimi e intermittenti l’immagine del Santo patrono.

Insomma, anche per San Gennaro pare che gli esami non finiscano mai. A lui ci si rivolge sempre meno in napoletano e deve gestire sempre più richieste e ascoltare preghiere in singalese, portoghese e cirillico.

Tempi duri anche per il Santo di Napoli, si potrebbe dire. Segno inevitabile dei tempi si potrebbe aggiungere. E sì perché se è vero che San Gennaro non dovrà più temere na finta e Maradona che squaglia o sang rind e vene, è pur vero che dovrà guardarsi sempre più dalle magie dei nuovi campioni srilankesi del cricket, dal fascino della capoeira e dalla forza dei campioni balcanici.

Categories: Senza categoria

One Response so far.

  1. […]   Era la festa di San Gennaro, quanta folla per la via…Con Zazá, compagna mia, me ne andai a passeggià….   Un bel servizio di Francesco Lo Sapio.  […]

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Twitter updates

No public Twitter messages.