Ma che strano sogno

di un vulcano e una città…

Brucia nella notte la città di San José

Radio Cuba urlava fuori da un caffè…

Il richiamo della natura selvaggia e il mito del caffè uniti al fascino delle sonorità esotiche di Tropicana, capolavoro del Gruppo Italiano, sono stati i motivi che quest’anno ci hanno catapultati nella pura vida della Costa Rica. Sì perché si dice la Costa Rica e non il Costa Rica!.

Partiamo dall’Europa il 6 agosto e, dopo un riposino a Miami, voliamo su San José, la capitale del piccolo staterello centroamericano incastonato fra Nicaragua e Panamá.

San José, la città dei ticos, i nativi della Costa Rica, è una città squadrata che, a differenza delle altre capitali del centroamerica, conserva molto poco del suo passato coloniale. Qui terremoti ed eruzioni hanno, negli anni, dato luogo a ricostruzioni poco attente al recupero dell’architettura originaria.

Passeggiamo per le vie del centro storico e fra i suoni e il caos tipici delle città latinoamericane, veniamo incuriositi dal Mercado Central, un vecchio mercato al coperto dove è possibile acquistare e mangiare di tutto e dove è possibile conoscere da vicino la tranquilla vida tica. Pignatte, servizi di pentole, frutta esotica, uova di tartaruga, abiti, souvenir, attrezzi per l’edilizia e, naturalmente, il grano de oro (è così che chiamano il caffè in Costa Rica ed è così che si chiama il nostro hotel in stile canadese dal proprietario napoletano a San José).

Ci sediamo a un bar del mercado central per assaggiare il primo caffè della Costa Rica e ci colpisce l’attenzione dei ticos nella preparazione di una bevanda che qui è davvero un culto. I bar hanno diverse varietà di caffè e macchine per una diversa macinatura del caffè. Il caffè è buono e ha un retrogusto gradevole.

Il giorno seguente, alle 6:00 del mattino, partiamo per il Tortuguero, la prima immersione nella natura più selvaggia. Carlos, la nostra guida, ci accoglie con il saluto che è lo slogan, talvolta un tormentone, dello stile di vita costaricense: Pura Vida! Augurata pura vida anche a lui e a tutti i compagni di viaggio, partiamo con un pulmino e in compagnia di una famiglia francese e una israeliana, verso est, verso il mar dei caraibi.

Il viaggio è davvero interessante. Attraversiamo montagne, foreste, vulcani e dopo una prima sosta per il pranzo proseguiamo in direzione Tortuguero. Prima di arrivare all’imbarco per il Tortuguero, ci fermiamo a visitare una delle sconfinate piantagioni di banane Chiquita, quelle col bollino blu, di proprietà della statunitense United Fruit Company. Le piantagioni di banane, come del resto quelle di caffè e di ananas, non hanno solo modificato il suolo e alimentato deforestazioni. Le piantagioni in Costa Rica hanno avuto ed hanno un significato politico. Sono il simbolo della colonizzazione economica realizzata, con la complicità dei governi locali o talvolta con la forza, dagli Stati Uniti nei paesi centroamericani. Carlos ci racconta la triste storia della nascita delle piantagioni, frutto di un ricatto dello strapotere degli Stati Uniti che in cambio della costruzione della linea ferroviaria costaricense, si assicurarono i pieni diritti sulle terre circostanti la ferrovia deforestando e piantando banane, ananas e caffè.

Continuiamo il viaggio e lungo la strada facciamo il nostro primo incontro con un bradipo che avanza ad un buon ritmo di marcia lungo i cavi dell’energia elettrica. Dopo circa un’ora arriviamo a La Pavona, un gomito del rio Tortuguero, dove ci imbarchiamo per raggiungere con una lancia il parco Tortuguero.

La traversata è emozionante e ci inoltriamo subito nei canali che attraversano la foresta pluviale vergine. Dopo poco più di un’ora di navigazione arriviamo al paesino del Tortuguero, un villaggio a esclusiva vocazione turistica con negozietti di souvenir e ristorantini. Ci fermiamo per una sosta e ne approfittiamo, a causa dell’umidità asfissiante, per bere qualcosa di fresco in compagnia di un trampoliere che consuma il suo spuntino, un pesce appena inforcato col suo affilatissimo becco.

Terminata la sosta, continuiamo la navigazione e entriamo in un canale più piccolo e selvaggio dove ci danno il benvenuto un bradipo appena uscito dall’acqua per il suo bagnetto mensile, una famiglia di iguana, una incredibile quantità e varietà di uccelli e un bellissimo basilisco smeraldo, la lucertola di Gesù Cristo, così chiamata per la sua peculiare capacità di correre sull’acqua per sfuggire ai predatori.

Vorremmo che la traversata non finisse mai per continuare a stupirci di fronte ai colori della foresta e ai suoni della natura. Arriviamo al Turtle Beach Lodge e ci danno il benvenuto  un cocktail, alcuni cuccioli di caimano, scimmie urlatrici e scimmiette ragno impegnate in una sorta di regolamento di conti.

Il lodge è completamente immerso nella foresta e, all’ingresso, fa bella mostra di sé un pezzo di Shuttle caduto nell’oceano che le correnti hanno portato sulle rive del Tortuguero.

Dopo pranzo partiamo subito per la prima esplorazione della foresta pluviale. Carlos ci guida lungo sentieri impenetrabili e, fra la fitta vegetazione e pareti di zanzare, cominciamo a scoprire le meraviglie della foresta e incontriamo uno dei simboli del Costa Rica, la piccolissima rana blue jeans, una miniatura di spider man.

Torniamo al lodge e accompagnati dalle evoluzioni delle scimmie, dal canto dei parrocchetti e dal movimento sinuoso di un bradipo intento a trovare un posto tranquillo per riposare, ci rilassiamo qualche ora in piscina. Il giorno seguente, ci svegliamo alle 4:00 del mattino e partiamo in barca per assistere al risveglio della natura. E a svegliare noi ci sono pappagalli, martin pescatori, caimani, bradipi, iguane, basilischi e tartarughe, oltre alle onnipresenti scimmiette.

Rientriamo per pranzo e ci prepariamo per una escursione pomeridiana in canoa. L’escursione in canoa è l’occasione per ammirare di nuovo, ma questa volta in silenzio e più da vicino, la vegetazione e per mostrare le mie eccezionali doti nel pagaiare.

Ma l’emozione più forte deve ancora arrivare. Partiamo a mezzanotte in barca per raggiungere la spiaggia dove le tartarughe, ogni notte, depongono le uova. Il viaggio ci regala uno scenario che non dimenticheremo mai più. Navighiamo attraverso i canali guidati dalla luce intensa delle stelle. All’orizzonte il confine col Nicaragua, tutto intorno il silenzio rotto solo dalla nostra lancia che fende le placide acque d’argento dei canali. Ci sentiamo realmente sospesi dalla realtà, ben lontani dalla dimensione spazio- temporale.

Attracchiamo e a piedi ci dirigiamo verso la pista dell’aeroporto del Tortuguero dove le guide ci spiegano le regole da osservare per non creare danni alle tartarughe, sovrastati dalla volta celeste affollata di stelle, come solo la notte nella foresta può regalare. Giunti sulla spiaggia, seguiamo le guide lungo il sentiero e dopo pochi metri vediamo già la prima tartaruga intenta a scavare il nido nella sabbia. Purtroppo la  nostra presenza la spaventa e, velocissima, scappa in acqua. E, purtroppo, spaventiamo anche altre 2 tartarughe che, appena uscite dal mare per preparare il nido e deporre le uova, fanno subito ritorno fra le onde dell’oceano.

Poco più avanti le torce rosse delle guide illuminano una tartaruga mentre depone le uova. È un’emozione unica che desideriamo, però, abbandonare subito per non disturbare oltremodo una tenera mamma intenta a proteggere i suoi piccoli.

Saliamo felici di risalire sulla barca per lasciare finalmente in pace le tartarughe e rivivere l’emozione del ritorno al lodge fra la magia notturna della foresta.

Il giorno dopo lasciamo a malincuore il Tortuguero e partiamo verso il nord della Costa Rica, verso il Guanacaste, la regione del maestoso vulcano Arenal.

Arriviamo di pomeriggio all’hotel Campo Verde e alla reception ci comunicano che, a causa delle violente piogge, ci sono problemi con l’impianto idrico. Pertanto, saliamo su un taxi e partiamo alla ricerca di un nuovo hotel. Quello che si era presentato come un contrattempo si rivelerà come l’opportunità per scoprire un posto davvero incredibile. Scegliamo, infatti, l’hotel Baldi, un hotel bellissimo con un impianto termale che ci godiamo al chiaro di luna.

Il giorno dopo, alla buon’ora, ci svegliamo per fare qualche foto al vulcano Arenal non ancora inghiottito dalle nuvole e, dopo una buona colazione, ci prepariamo per raggiungere la zona di Monte Verde, ricca di piantagioni di caffè e di foreste nebulari.

Attraversiamo, sotto un temporale, il lago Arenal e sull’altra sponda ci attende un pulmino con il quale raggiungiamo, dopo circa 2 ore di strada sterrata, Santa Elena, principale centro di Monteverde. Santa Elena è un grazioso paesino di montagna che, nonostante il turismo, ha conservato la sua autenticità. Heiner e Cristina, i proprietari del Monteverde Villa Lodge, ci fanno veramente sentire a casa nostra e ci organizzano subito un programma completo di escursioni.

Iniziamo con l’escursione notturna nella foresta. Guidati da Javier, io e Brunella ci inoltriamo nella pullulante vita notturna della foresta alla scoperta delle creature della notte. A poco più di un metro dai nostri piedi ci da il benvenuto una bellissima tarantola o meglio quella che credevo fosse una tarantola. Javier mi invita ad avvicinarmi senza aver paura e, giunto a pochi centimetri mi accorgo che in realtà si tratta della “muta” di una tarantola che ha letteralmente cambiato pelle. Ma l’esperto Javier ci indica la tana della tarantola che ha cambiato “pelo” e, con una delicata manovra, invita la splendida lycosa narborensis a presentarsi al nostro cospetto.

Continuiamo il nostro percorso e su una foglia davanti a noi si realizza il miracolo della procreazione. Un bellissimo insetto Esperanza depone le sue uova. Sembra di essere in un documentario del National Geographic.

Javier ci indica sui rami tucani che dormono, varie specie di pacari e, finalmente, il quetzal, l’uccello sacro ai maya. La nostra ricerca del quetzal era partita l’anno scorso in Messico e Guatemala ma, senza esito. Non ci sembra vero, un giovane quetzal che dorme a pochi metri da noi. Ma il quetzal non dorme solo. Infatti, vicino a noi dorme, attorcigliato su un rametto, anche una culebra o lora velenosa, un serpente smeraldino che con il suo veleno riesce a paralizzare il sistema nervoso, a provocare un arresto cardiaco o, nella migliore delle ipotesi, a incancrenire l’arto colpito dal morso.

Conveniamo che è meglio togliere il disturbo!

Il giorno dopo alle 7.00 partiamo, questa volta accompagnati da Marcos, per un’escursione mattutina nella foresta nebulare di Curi-Cancha.

Marcos è un ragazzo particolarmente simpatico e solare. Durante il tragitto dall’hotel alla foresta, ci racconta un po’ della sua vita e noi della nostra. In viaggio vige un principio della comunicazione secondo il quale se vuoi abbattere ogni barriera culturale e ogni tabù devi parlare di calcio, del futebol.

Questa regola è ancor più valida nei paesi del centro e del sud america dove il calcio è una vera ragione di vita e dove si sono consumate anche guerre per una partita di calcio.

Scopriamo che Marcos è un esperto, del resto come la maggior parte dei costaricensi, di calcio europeo e in particolare del calcio italiano. Conosce tutte le squadre del nostro campionato, i nomi dei calciatori e anche il gossip calcistico. A questo punto decidiamo di metterlo subito alla prova e gli facciamo qualche domandina. Il ragazzo supera brillantemente il test: tifa Napoli e odia la Juventus. E ci spiega anche il perché. Marcos ha una figlia di pochi mesi e ci confessa che se fosse nato un maschietto lo avrebbe chiamato Edinson (Cavani) o Ezequiel (Lavezzi). Inoltre uno dei suoi più cari amici è di Torino e tifa per il Torino. Il confronto si conclude con una telefonata alla moglie e con un invito a cena.

Ah, intanto dimenticavo di scrivere che grazie a  Marcos riusciamo a vedere il quetzal anche di giorno, un simpaticissimo tucancillo verde, diversi colibrì e a sentire il verso del pacaro campana o campanaro caruncolato o campanaro dalle tre caruncole, fate voi.

Marcos ci riaccompagna in hotel, ma prima di salutarci ci fa vedere casa sua e ci presenta il suocero che , dopo anni di lavoro negli Stati Uniti, è ritornato a godersi la pace di Monte Verde.

Tornati in hotel, ci affrettiamo a chiedere a Cristina cosa prescrivesse il galateo costaricense per gli inviti a cena. Cristina ci lascia intendere che tutto il mondo è paese e che qualche bottiglia di buon vino va sempre bene.  Andiamo in paese, al supermercato e compriamo due bottiglie di vino argentino. Pranziamo rapidamente con una buona pizza e una birra davanti a una partita di calcio del campionato costaricense e torniamo in hotel. Ma prima della cena ci attende un’altra escursione, l’immancabile coffee tour.

Il tour del caffè è una di quelle “attrazioni” per turisti che in Costa Rica non si riesce ad evitare. E forse è giusto così.

Ci consigliano la finca (una fattoria a gestione familiare) El Trapiche.

Diego, il proprietario, ci guida sulla collina che domina, con le sue piantagioni di caffè, la penisola di Nicoya. Il panorama è davvero bello e le piantagioni di caffè, cespugli alti poco più un metro e mezzo, sono piene di chicchi verdi che, ci spiega, al termine della maturazione e dopo il processo di essiccazione diventeranno il Grano de Oro pronto per essere tostato.

Diego, ci mostra anche un altro processo di lavorazione molto interessante. Quello della canna da zucchero. Purtroppo mi toccherà anche esibirmi nella preparazione di un dolce con la canna da zucchero e le arachidi.

La mamma di Diego ci prepara un ottimo caffè e torniamo a casa (ci sentivamo davvero a casa nostra al Monteverde Villa Lodge). Un breve riposino e ci prepariamo per la cena. Alle 19.00 usciamo e a piedi circumnavighiamo il cimitero di Santa Elena, con le tombe tutte ricoperte di maioliche bianche, per raggiungere casa di Marcos.

Conosciamo la moglie di Marcos, Susu e la piccola Eva Maria, una bambina di tre mesi  dal sorriso indimenticabile.

Per cena Susu ci prepara dell’ottimo pesce fritto accompagnato da riso, insalata e pomodori. E per concludere, l’imprescindibile e indimenticabile gelato al caffè di Monte Verde.

Trascorriamo davvero una bella serata e, alla fine, facciamo una bella sorpresa a Marcos. Brunella, tifosa del calcio e del Napoli almeno quanto i popoli del centro e del sud america, ha sul cellulare alcuni video dell’esultanza dei tifosi del Napoli dopo il gol di Cavani nella partita contro la Roma.

Sulle melodie intonate dal pubblico partenopeo leggiamo l’emozione negli occhi di Marcos. Susu ci confessa che quando Marcos è triste si tira su guardando i video di Maradona su youtube.

Salutiamo Marcos, Susu e la piccola Eva Maria e torniamo in hotel.

Il giorno seguente partiamo per Manuel Antonio, sul versante pacifico della Costa Rica.

Arriviamo, dopo 4 ore di viaggio, alla Posada Jungle, una posada situata alle porte del Parque Nacional  Manuel Antonio, gestita da Mike, un gringo.

Appena sistemati i bagagli in camera, andiamo subito a tuffarci fra le onde dell’oceano pacifico. Manuel Antonio e, più in generale, la costa pacifica della Costa Rica, rappresentano un paradiso per gli amanti del surf. Le onde non sono altissime ma sono costanti e lunghe. Anche io faccio surf con la mia tavoletta mentre Brunella, consapevole delle mie abilità, vigila come una mamma  affinché non mi faccia male.

Con le ossa intatte andiamo a pranzo e torniamo subito in hotel perché è in arrivo un temporale.

Il giorno ce ne andiamo, senza guida, a passeggio nella vicinissima riserva di Manuel Antonio e ci rendiamo purtroppo conto di quanto il turismo e i dollari incattiviscano e snaturino i popoli, anche quelli tradizionalmente pacifici ed ospitali.

Proviamo infatti a chiedere ad una guida che stava invitando il suo gruppo a guardare in una certa direzione, cosa stesse indicando. La guida ci fa subito notare, con maleducazione, che non può risponderci in quanto non facciamo parte del suo gruppo! Infastiditi dalla risposta continuiamo da soli a individuare l’oggetto misterioso….Si trattava di una raganella.

Continuiamo la passeggiata nel parco e poco più avanti, in un sentiero a picco sul mare, notiamo un altro gruppo di persone che con particolare entusiasmo guardano il mare. Ci avviciniamo e, preparati a ricevere un’altra “simpatica” risposta dalla guida, chiediamo anche a loro cosa stessero guardando. La guida, una brava guida, ci dice che siamo davvero fortunati. Infatti, dopo pochi secondi a una centinaia di metri da noia scorgiamo due sbuffi, uno grande, l’altro più piccolo. Ebbene, una megattera con il suo cucciolo si stavano coccolando nella calde e sicure acque di Manuel Antonio. Saremmo rimasti lì ore e ore a godere di quel miracolo della natura. Ma altre meraviglie ci aspettavano.

Il sentiero ci porta su una delle spiagge del parco e nel giro di pochi minuti veniamo accerchiati da decine e decine di cebi cappuccini curiosi, fastidiosi e infastiditi dai turisti che, nonostante il divieto di dare cibo alle scimmie, erano intenti a sottoporre ai primati un menù davvero vario e ricco, taralli, patatine fritte e, per garantire un buon equilibrio alimentare, anche un po’ di frutta.

Tornati alla posada, decidiamo di noleggiare un auto per il giorno successivo per andare al parco di Carara, per vedere l’Ara Macao, altro simbolo della Costa Rica e, soprattutto, per realizzare il sogno di Brunella.

Partiamo presto per arrivare per primi al parco ed evitare la folla dei turisti. La strada è un continuo alternarsi di foreste, di chilometri di piantagioni di palma e non meglio definite zone destinate all’edilizia turistica.

A pochi chilometri dal parco di Carara veniamo rapiti da quello che all’inizio credevamo fosse un miraggio o uno scherzo. Il cielo intorno a noi era colorato da pezzi di arcobaleno che volavano sinuosi.

In prossimità di una piazzolla di sosta per le auto ci rendiamo conto che non si trattava di un miraggio. Gli alberi di mandorle a picco sul mare erano pieni di bellissime coppie di Ara Macao intente a fare colazione. Proviamo a scendere di corsa per scattare qualche foto ma l’emozione è talmente forte che riusciamo a malapena a riprendere qualche immagine sfocata.

Già felici e soddisfatti, arriviamo al parco di Carara per primi e attendiamo qualche minuto prima dell’apertura. Fatti i biglietti e schivata la solita guida disposta ad accompagnarci, ci incamminiamo lungo i sentieri del parco di Carara. Ci accorgiamo di essere effettivamente i primi e soli anche perché tocca a me farci spazio fra le ragnatele, a noi schivare i rametti che scimmiette dispettose ci lanciano dagli alberi e file interminabili di formiche taglia foglia.

Dopo una mezz’ora di cammino, in cima agli altissimi alberi della foresta e guidati dall’inconfondibile verso graffiante, scoviamo una coppia di Ara Macao impegnata a scambiarsi effusioni.

Felici come bambini per aver visto probabilmente l’uccello più bello al mondo, torniamo a Manuel Antonio.

Il giorno seguente ci concediamo una mattinata di relax in piscina e prima di partire alla volta di San José, ci vengono a salutare simpatici Saimiri, le piccole scimmiette scoiattolo a rischio estinzione, e un cervo.

Giunti all’altezza della piazzolla di sosta dove la mattina precedente  eravamo stati sorpresi dalle Ara Macao, l’autista del pulmino a sorpresa si ferma. Scendiamo e decine di Ara Macao colorano di rosso, blu, giallo, verde…i rami dei mandorli a strapiombo sul mare. Questa volta riusciamo a scattare bellissime foto.

La Costa Rica ci sta salutando nel migliore di modi e io sono felice perché Brunella ha realizzato un suo sogno.

Arriviamo a San José in tardo pomeriggio e, lasciate le valigie all’hotel Grano de Oro, ci rituffiamo nel centro storico della capitale tica. Ritorniamo al mercado central, visitiamo il teatro municipal, la cattedrale, il parque central e salutiamo la città e la Costa Rica accompagnati dal ritmo delle percussioni di un gruppo di ragazzini di una scuola.

Facciamo ritorno a Miami e trascorriamo nella folle città della Florida gli ultimi 3 giorni della nostra vacanza.

Ne approfittiamo per passeggiare per le tranquille strade di Coral Gable, le futuristiche vie di Down Town, per i profumi caraibici di Little Havana e, soprattutto, per goderci il sole e il mare di South Beach.

Francesco

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2 Responses so far.

  1. Eric Carrasco ha detto:

    Ciao Fran
    Voglio sapere qual’é la specie di Basiliscus

  2. Francesco Lo Sapio ha detto:

    Ciao Eric,

    è il Basiliscus plumifrons.

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