Era il 2009 quando ad una fiera del turismo un anziano signore, trasferitosi da 20 anni in Guatemala, mi legò al polso un braccialetto predicendomi, alla sua rottura, un viaggio nel piccolo paese centroamericano.

Quel braccialetto non si è mai rotto, lo sfilai poche settimane dopo. Credevo di averlo buttato via, quando, con mia sorpresa, lo ritrovai seppellito in un cassetto insieme ad un altro regalo ricevuto: i muñequitos quitapenas, le piccole bamboline di stoffa, alle quali, secondo la legenda guatemalteca, vanno confidati i propri problemi prima di andare a dormire, per trovare al mattino tutte le risposte.

Agosto 2011

Siamo sul volo Madrid-Città del Messico, per un viaggio sulle orme della civiltà Maya che ci porterà in Messico e Guatemala.

Città del Messico è una città sterminata, una conurbazione con più di 20 milioni di abitanti, molti dalle chiare origini indigene. E’ una città che non da’ punti di riferimento, infuocata di giorno e fresca di sera, caotica e eccessiva come solo una metropoli sudamericana sa essere. Il primo impatto per noi è con El Zócalo, la piazza della Costituzione, quarta al mondo per la sua grandezza, presidio di sit-in di attivisti politici, di venditori ambulanti  di cibo e souvenir, di danzatori in abiti tradizionali, di suonatori di organetti a manovella, ma anche della bizzarra offerta di lavoro da parte di idraulici, elettricisti, pittori, che siedono sul marciapiede reggendo il cartello con il proprio nome, mestiere e numero di telefono.

Decidiamo di visitare subito, nonostante la stanchezza del viaggio, il sito archeologico di Teotihuacán, distante circa 40 km dal centro di Città del Messico.

Durante il tragitto, Mexico (così i suoi abitanti chiamano la capitale) si rivela nelle sue abnormi dimensioni e nell’incredibile concentrazione urbanistica. Immense distese di mattoni, che si arrampicano sulle colline e si insinuano in ogni spazio libero, anche questo tipico delle grandi città del Sudamerica.

Teotihuacán, “il luogo dove gli uomini diventano dei”, è il più grande sito archeologico precolombiano del Nord America. La città fu fondata probabilmente dai Toltechi, un popolo precedente ai Maya.

Il Viale dei Morti, l’ampio viale polveroso, unisce le due costruzioni più imponenti del sito: la Piramide della Luna e la Piramide del Sole. La vista delle piramidi ci toglie il fiato e ci dà subito l’idea della grandezza del popolo che stiamo per conoscere. Forse a causa del fuso orario, della stanchezza e di un sole cocente sempre allo zenit, avvertiamo una strana sensazione di magnetismo e di spiritualità.

Tornati a Città del Messico, ci lasciamo andare ai piaceri della cucina messicana e pranziamo al Café de Tacuba, storico ristorante del centro, dove facciamo il pieno di tacos, tortillas, mole poblano e chiles rellenos de queso.

Continuiamo  la scoperta delle bellezze del centro storico visitando  la Catedral Metropolitana de la Ciudad de México e il Palacio Nacional.

La cattedrale è l’espressione tipica della storia del Messico. Infatti al tempo della città di Tenochtitlán, capitale dell’impero Azteco,  l’area dove ora sorge l’attuale cattedrale era occupata da un piccolo tempio e da altri edifici minori. Tre anni dopo la fine dalla conquista Hernán Cortés fece costruire una chiesa nel luogo usando il materiale degli antichi templi.

Il Palacio Nacional, sede storica del Viceré di Spagna, è oggi sede del potere esecutivo messicano. Il palazzo ospita i meravigliosi murales di Diego Rivera, compagno di Frida Kahlo. I colori vivi dei suoi  murales, esempio di arte popolare e socialista, ripercorrono la storia del Messico dalla venuta del  dio Quetzalcoatl, alle civiltà precolombiane, dalla conquista spagnola, alle principali fasi della rivoluzione messicana, fino agli anni quaranta.

Facciamo un giro in autobus nel dedalo di strade visitando i principali quartieri, enormi città nella immensa città. Ci fermiamo a Coyoacán per vedere Casa Azul, la casa di Frida Kahlo, oggi museo della pittrice tanto controversa.  I suoi quadri sono intrisi di surrealismo, ma anche di ironia e senso del grottesco. Forte è il richiamo alla tradizione messicana. Ricorrono spesso nei dipinti di Frida “las calaveras”, gli scheletri abbigliati a festa, già disegnati da José Guadalupe Posada (celebre la sua Catrina) rappresentazione del culto dei morti fra le popolazioni indigene, ma anche satira del mondo borghese dei primi del novecento.  Visitiamo il Museo Nacional de Antropología, nel bosco di Chapultepec. Il museo ospita la maggiore collezione del mondo di arte precolombiana delle culture Maya, Azteca, Olmeca, Teotihuacana, Tolteca, Zapoteca e Mixteca. È senza dubbio uno dei musei più belli visti finora. Un autentico percorso nella storia delle civiltà più affascinanti al mondo. Immancabile, infine è una visita a Plaza Garibaldi dove i suonatori mariachi si esibiscono per i turisti e vengono ingaggiati dai molti messicani che festeggiano compleanni e anniversari nella piazza.

Partiamo per il Chiapas, destinazione San Cristóbal de Las Casas. Arrivati a Tuxtla Gutiérrez, la capitale del Chiapas, ci mettiamo in cammino verso San Cristóbal. Facciamo tappa al Cañón del Sumidero. Navighiamo il fiume e ammiriamo cascate, cactus, avvoltoi, pellicani, alligatori e iguane.

Arriviamo, dopo un violento acquazzone, a San Cristóbal de Las Casas, a quasi duemila metri di altitudine. La cittadina coloniale del Chiapas, patria del Subcomandante Marcos e del movimento zapatista e ritrovo di hippies di tutto il mondo, è un autentico tripudio di colori. Chiese, case, strade, mercati, persone, tutto è coloratissimo. A San Cristóbal viviamo un’esperienza memorabile. Partecipiamo, infatti, nel giorno di San Lorenzo, ad un’autentica festa maya nel vicino paese di San Lorenzo Zinacantán. Incensi, fiori, indigeni in abiti tipici, totale assenza, a parte noi, di stranieri, musica e cibo locali, chiesa piena di nativi in preghiera. Il tutto sotto una cornice di stelle cadenti che dipingevano il cielo di una indimenticabile notte d’agosto.

Lasciamo il Messico e ci dirigiamo in autobus verso il confine con il Guatemala. Partiamo all’alba da San Cristóbal verso La Mesilla e dopo 5 ore di viaggio arriviamo alla frontiera. L’autista ci invita a scendere e, raccolti i bagagli, proseguiamo a piedi verso la dogana. Ad accoglierci, lungo la linea che separa il Messico dal Guatemala, mercanti disposti a vendere ogni genere di cose a chiunque, moto scoppiettanti, i tipici e coloratissimi chicken bus guatemaltechi stracarichi di persone, cose e animali, bambini con altri bambini in braccio che provavano a farsi largo fra i banchi stracolmi dei coloratissimi tessuti maya. Insomma, una  “babele maya”.

Saliamo su un altro autobus per raggiungere Panajachel,  sul lago di Atitlán. Il viaggio è davvero bello. Passiamo dalla tipica vegetazione della foresta pluviale ai paesaggi di montagna, con le tipiche barrancas, sorta di canyon scavati nella roccia. Durante le 8 ore di autobus abbiamo l’occasione di conoscere i nostri compagni di viaggio, gente che aveva seriamente deciso di perdersi per il mondo, in viaggio da mesi su e giù per il Centro-Sudamerica.

Stanchi e abbastanza  provati dalle tante ore di bus, arriviamo a Panajachel, una cittadina geneticamente modificata dal turismo collocata ai piedi dei vulcani San Pedro, Atitlán e Tolimán.

Facciamo un giro in barca sul lago e visitiamo i principali centri abitati, Santiago de Atitlán, San Pedro La Laguna, San Marcos la Laguna e San Antonio Palopó, abitati da discendenti maya quique e Kakchiquel. Proprio a San Marcos la Laguna incontriamo un gruppo di bambini ai quali rivolgiamo le classiche domande finalizzate a stabilire un contatto, quanti anni hai, che scuola frequenti….. Ci colpisce il loro totale disinteresse al dialogo e il loro unico obiettivo: qualche monetina, aggiungendo che collezionano monetine di tutto il mondo. Affascinati dalla nobile motivazione, gli regaliamo qualche centesimo di euro e alcune monetine messicane. Subito dopo ci chiedono quanto valgono al cambio in quetzal (la moneta locale) e capiamo, ahinoi, il loro vero fine.

Da Panajachel visitiamo il famosissimo mercato di Chichicastenango (Chichi per gli stranieri), in cui si affollano venditori di artigianato maya, di tessuti, di huipiles, i tipici indumenti maya, di frutta, di verdura, di tortillas di mais, di fiori, di animali domestici. Si possono addirittura incontrare venditori di coltelli con decine di lame strette fra le dita, di grossi machete e venditori di farmaci miracolosi contro l’ernia del disco.

Passeggiamo per il labirintico mercatino pieno di turisti e, all’improvviso, ci ritroviamo nel mezzo di una processione annunciata con file di petardi lanciati tra la gente e camminando scoviamo, a sorpresa, un coloratissimo e bellissimo cimitero maya. Infine decidiamo di sfuggire alla folla, rifugiandoci nel celebre albergo Santo Tomás, per pranzare al suono delle marimbas, circondati da coloratissimi pappagalli.

Da Panajachel, dopo 3 ore di autobus, raggiungiamo Antigua, la vecchia capitale del Guatemala. Per strada incontriamo tantissimi chicken bus, tutti coloratissimi e ognuno diverso dall’altro e sterminati campi di mais. Siamo alla vigilia delle elezioni presidenziali e notiamo un singolare, coloratissimo e, direi indelebile, modo di fare campagna elettorale. Infatti, pareti degli edifici, sassi ai bordi delle strade e altre superfici, sono completamente dipinti con i colori dei partiti dai nomi evocativi (Yo soy Patriota, Lider, Unidad Nacional de La Esperanza). Fra i candidati alla presidenza c’era, per la seconda volta, anche Rigoberta Menchú, simbolo del popolo maya e premio Nobel per la pace nel 1992. Purtroppo vincerà Otto Fernando Pérez Molina, ex generale dell’ esercito guatemalteco, sostenuto dalle lobbies economiche statunitensi.

Capiamo che in Guatemala gli indigeni maya, dopo secoli di repressione e decenni di guerra civile, sono ancora una minoranza sottomessa al potere dei blancos.

Arriviamo ad Antigua. Stretta dai vulcani Acatenango, Volcán de Agua e Volcán de Fuego, Antigua è una città coloniale con esempi di architettura barocca e rococò bellissimi. Ma è anche terra di terremoti. Ovunque si guardi si vedono straordinarie rovine, testimonianza delle numerose volte in cui la terra ha tremato e dietro di loro i giganteschi vulcani alti più di tremila metri e le valli color verde scuro per gli arbusti di caffè.

Dall’aeroporto di Città del Guatemala, dal quale si vede il perfetto cono del Volcán Pacaya, partiamo con un piccolo aereo per il Petén, lo stato del Lago di Flores e delle rovine di Tikal. Quando arriviamo il distretto è in stato d’assedio per via del narcotraffico. Il Guatemala è un paese ostaggio dei signori della droga, dove si compiono più di 5.000 omicidi all’anno, di cui almeno il 70% resta impunito. Ma questa violenza non la percepiamo durante il nostro viaggio, se non nelle prime pagine dei quotidiani dove campeggiano foto di cadaveri insanguinati, quasi sempre giovanissimi, spesso camionisti o autisti di chicken bus.

Le rovine maya di Tikal ci attendono immerse nella foresta ed illuminate dalla tiepida e nebulosa luce dell’alba. Nel silenzio risuonano i canti dei tucani e l’inquietante ed ancestrale richiamo delle scimmie urlatrici. Stupisce la grandiosità delle costruzioni precolombiane innalzate senza l’aiuto di animali da soma, le tecniche utilizzate, i misteriosi glifi incisi nelle rocce. Accedere alla cultura maya, afferrarne le credenze, i rituali non è facile. Troppe sono le contaminazioni. La realtà è mescolata alla fantasia ed è difficile per noi stranieri coglierne il vero significato. Restiamo però conquistati dalla grandezza della più misteriosa e affascinante civiltà perduta.

L’ultima tappa del viaggio ci mette a dura prova: quasi 20 ore di bus attraverso il Petén, il Belize, passando per fermate dai nomi suggestivi, fino a Tulum in Messico dove ci attendono le spiagge bianche e le tiepide acque del Quintana Roo.

Nel 2009 mi fu predetto un viaggio in Guatemala. Nel 2011 abbiamo scoperto un paese  e il suo popolo che lentamente stanno gettandosi alle spalle un passato di instabilità politica, guerre civili, povertà. Un popolo cordiale, ma inaccessibile nelle sue remote profondità.

Que viva Maya!

di Brunella D’Errico

 

Letture

Oltre la baia del Messico di Aldous Huxley

Hombres de maíz  di Miguel Ángel Asturias

Soundtrack

Cielito Lindo di Quirino Mendoza y Cortés

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2 Responses so far.

  1. Tito ha detto:

    Felicidades!!! Que buena narrativa…. Que bueno que le gusto mí país… Guatemala es increíble..!!!

  2. Francesco Lo Sapio ha detto:

    Nos gustò mucho…Viva Guatemala!

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