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Immaginate il suono delle frequenze disturbate di una vecchia radio che si fa spazio fra le luci soffuse dei vicoli in una rovente sera di agosto. Immaginate uomini, donne e bambini seduti sui gradini di palazzi neoclassici e decadenti in silenzio e in piena armonia con un tempo ormai fermo …..siete a La Havana. Benvenuti a Cuba!

È proprio così che La Havana ha dato il benvenuto a me e a Brunella al nostro arrivo a Cuba nell’agosto del 2009. Era una notte di agosto e la nostra meravigliosa avventura ha avuto inizio proprio fra i vicoli del casco historico capitale cubana.

La Havana è un labirinto coloniale nel quale è facile e bello perdersi attirati dal profumo dei tropici, dai colori pastello e dalle essenze criolle.

Il malecón habanero, il celebre lungomare lungo circa 10 chilometri, è, poi, la giusta metafora di Cuba, della sua rivoluzione, dei suoi paradossi, della voglia e della paura di cambiamento dei cubani. Teatro, nel gennaio 1959, della vittoria della Rivoluzione cubana oggi, il malecón, è il simbolo della voglia di democrazia e di libertà dei cubani che, seduti ogni sera sul muretto, aspettano con dignità di poter guardare lontano, oltre l’orizzonte.

Il nostro viaggio alla scoperta della perla dei caraibi inizia a ovest, verso Viñales, provincia di Pinar del Río. Viaggiare in macchina a Cuba è un’esperienza davvero unica. L’autostrada cubana, l’unica strada che unisce un capo all’altro dell’isola, è un mondo pullulante di vita quotidiana in cui le automobili sono fuori luogo.  Ed è del tutto normale incontrare, lungo l’autostrada, bambini che giocano in bicicletta, uomini e donne che fanno l’autostop, contadini che essiccano il riso sull’asfalto disconnesso dell’autostrada, venditori di aglio, di formaggio e mandrie di mucche che attraversano la carreggiata.

A Viñales ha luogo il nostro primo vero contatto con la vita quotidiana dei cubani. Decidiamo infatti di dormire presso una casa particular. Le case particular sono sistemazioni turistiche gestite da cittadini cubani autorizzati dal governo.

Scegliamo la casa di Maria Luisa, una simpatica dentista che lavora nella vicina Pinar del Río. Maria Luisa vive con la madre, una gentile signora che, a causa delle restrizioni imposte dal governo ai cubani, non ha mai potuto vedere il bellissimo mare dei vicini cayos e che ogni giorno ci prepara una colazione ricca di frutta e una deliziosa cena cubana con gli immancabili riso, fagioli neri, platano fritto e aragosta.

Visitiamo i Mogotes, caratteristiche collinette che emergono dalla pianura circostante, guidati da Erwin, un ragazzo che studia alla scuola di informatica che, però, non è dotata di computer. La passeggiata fra la vegetazione tropicale di Viñales in compagnia di Erwin è anche l’occasione per ascoltare il punto di vista di un giovane sulla situazione politica cubana. Quando però chiediamo a Erwin come vive un ventenne le limitazioni del regime castrista, prima il silenzio, un rapido cambio di argomento poi, ci lasciano intendere con chiarezza il senso della realtà dell’isola e non facciamo più domande sulla politica cubana.

Ci concediamo, nei giorni successivi, una pausa di mare caraibico negli spettacolari Cayo Jutias e Cayo Levisa, essenza del paradiso tropicale.

Da Viñales partiamo, passando di nuovo per La Havana e bucando una ruota della macchina, alla volta di Cienfuegos, sulla costa meridionale dell’isola. A Cienfuegos conosciamo Miriam e Gladis due insegnanti che ci accolgono con un bel ritratto di Fidel Castro nel salotto principale della casa. Miriam e Gladis ci affascinano con i racconti sulla storia di Cienfuegos e ci deliziano con un gustosissimo pesce pargo per cena. Ancora oggi ne ricordiamo il sapore.

Cienfuegos, città dalla singolare architettura neoclassica, in quei giorni ospita il carnevale e io e Brunella veniamo rapiti dal clima di festa scandito per tutta la notte dai ritmi afrocubani.

Tappa successiva, Trinidad de Cuba. La cittadina coloniale meglio conservata di Cuba. Il commercio dello zucchero era la principale attività di Trinidad de Cuba e la città è stato il centro principale del periodo schiavista. Oggi, Trinidad è una vera esplosione di colori coloniali ed è una delle principali tappe del turismo organizzato.

Da Trinidad ci muoviamo in direzione di Santa Clara e per strada incontriamo numerosi cartelli della propaganda castrista che riportano immagini e frasi che richiamano lo spirito rivoluzionario (Volverán, nosotros trabajamos y tu?, no al bloqueo injusto e criminal, revolución es igualidad y libertad plenas).

A Santa Clara, con un caldo infernale e con in testa le note della celebre canzone Comandante Che Guevara Hasta Siempre  (…Tu mano gloriosa y fuerte sopra la historia dispara, cuando todo Santa Clara se despierta para verte….), ci dirigiamo subito ai piedi del mausoleo del Che dove veniamo rapiti dalla imponenza della statua e dalle parole del Che “Me siento tan patriota de Latinoamérica, de cualquier país de Latinoamérica, como el que más y, en el momento en que fuera necesario, estaría dispuesto a entregar mi vida por la liberación de cualquiera de los países de Latinoamérica, sin pedirle nada a nadie, sin exigir nada, sin explotar a nadie…”.

Prima di partire per Remedios, a Santa Clara mangiamo anche una buona pizza. Giunti a Remedios troviamo una delle case particular più belle del nostro viaggio, arredata  con mobili coloniali bellissimi. Il proprietario è Frank, un giovane cubano dai tratti nord europei. Frank è un ottimo cuoco e ce ne offre subito prova preparando una buonissima aragosta alla criolla. Quando chiediamo a Frank informazioni sui luoghi da vedere e sulle distanze da Remedios ai cayos, Frank ci mostra le foto delle spiagge coralline e del mare smeraldino di Cayo Santa Maria, aggiungendo, con il tono malinconico di chi si sente straniero nella propria terra, che non c’è mai stato a causa delle restrizioni governative.

Remedios è una città coloniale tranquilla e sonnolenta. Un po’ più sbiadita rispetto a Trinidad de Cuba ma per questo molto più autentica. La piazza principale, Plaza Martì, contornata dalla chiesa di San Juan Bautista e dal bar El Louvre è il cuore pulsante della città dove si svolge la quotidiana e lenta routine della sua gente.

Da Remedios ci spostiamo verso Morón, cittadina coloniale che ha decretato il nostro amore eterno per Cuba e punto più vicino a Cayo Coco che, con la sua indimenticabile Playa Pilar, è senza dubbio uno dei posti di Cuba più belli per il mare.

È a Morón che incontriamo le persone che hanno segnato il nostro amore eterno per l’isola caraibica e per la sua gente. Conosciamo, infatti, la famiglia di Doña Anita, una nonnina straordinaria che ogni giorno ci raccontava storie bellissime della sua famiglia emigrata dalle isole Canarie e  della rivoluzione cubana. “Todo lo que se hace con amor se hace bien” è così che ci rispondeva ogni volta che chiedevamo qualche consiglio sulla cucina criolla.

Come dimenticare Gerardo, il genero di Doña Anita, che ogni sera, con la voce rotta dall’emozione, ci leggeva il discorso di Fidel Castro a Papa Giovanni Paolo II durante la visita del Pontefice a Cuba nel 1998.

Impossibile dimenticare l’impegno sociale di Elizabeth, la figlia di Doña Anita, responsabile della Federación de las Mujeres Cubanas a Morón.

Infine, non dimenticheremo mai la simpatia di Ariel, figlio di Elizabeth e Gerardo, chef in un uno dei resort di Cayo Coco che, nel tempo libero, vendeva indumenti americani.

Ma è giunto il momento di raggiungere l’estremo sud dell’isola: Santiago de Cuba, la vecchia capitale.

Partiti da Morón di buon ora ci incamminiamo verso sud e, dopo molte ore di auto, un temporale improvviso  e una sosta alla bellissima cattedrale di Nuestra Señora de la Caridad del Cobre, patrona di Cuba, arriviamo a Santiago de Cuba dove scegliamo una casa particular suggerita e prenotata per noi da Doña Anita. Ynet e Julio sono due giovani medici, proprietari della casa. Con loro vive la mamma di Ynet, una donna bellissima e gentile e lavora una donna di colore dal sorriso burbero ma buono che ci riporta, con i suoi modi e i suoi canti, alle atmosfere coloniali.

Santiago de Cuba ha avuto sempre un ruolo determinante nella varie fasi della storia dell’isola. Fondata da Diego Velázquez, è stata nei secoli oggetto di incursioni di pirati e primo palcoscenico della Rivoluzione Cubana. Il 26 luglio del 1953 le milizie guidate da Fidel Castro assaltarono la Caserma Moncada dando inizio alla Rivoluzione che si concluse il 31 dicembre 1958 con la vittoria dei rivoluzionari.

Oggi la caserma Moncada è una scuola ed è bello pensare che il simbolo della lotta sia diventato il centro di istruzione dei giovani cubani.

Il parque Céspedes è il centro della città. Intorno, la casa di Diego Velázquez, il palazzo dell’ Ayuntamiento dal quale Fidel pronunciò il suo primo discorso, la cattedrale barocca di Nuestra Señora de la Asunción e l’hotel Casa Granda ove soggiornò lo scrittore Graham Green, autore de Il nostro agente allAvana.

Ma è perdendosi per le strade della città al suono della Trova che si scopre l’anima vera di Santiago, l’anima nera, delle origini. L’anima della rivoluzione che riecheggia in ogni angolo. È guardando la città dal Morro che si comprende la bellezza della baia di Santiago ed è scrutando l’orizzonte che non si comprende come possa, a pochi chilometri, esistere la vergogna: la prigione di Guantánamo.

Avevamo previsto di tornare a La Havana con un volo della compagnia Cubana de  Aviación. Ma l’idea di ripercorrere l’isola in macchina ci ha stregati e, annullato il volo e pieni di entusiasmo, ci siamo messi in macchina in direzione della capitale.

Il viaggio in macchina è stato fantastico e, dopo un’altra notte trascorsa a Morón da Doña Anita per salutare la nonnina,  arriviamo a La Havana per trascorrere gli ultimi giorni della nostra avventura.

Passeggiamo lungo il malecón con uno spirito diverso pensando al significato di Cuba, alla Cuba di ieri, di oggi e, soprattutto, chiedendoci che ne sarà di Cuba nei prossimi anni. Pensiamo alla straordinaria dignità del popolo cubano, alle contraddizioni di un regime che, comunque, affascina e conquista.

Passeggiamo lungo il malecón accompagnati dal suono delle frequenze disturbate di una vecchia radio in una rovente sera di agosto e, guardando l’orizzonte insieme ai cubani, aspettiamo di ritornare presto a Cuba.

di Francesco Lo Sapio

Letture

La Historia me absolverá di Fidel Castro

Il nostro agente allAvana di Graham Greene

Autobiografia a due voci di Fidel Castro e Ignacio Ramonet

Senza perdere la tenerezza di Paco Ignacio Taibo II

Castro di Reinhard Kleist

 

Soudtrack

Buena Vista Social Club

Concerto dei Simply Red al Teatro Nacional de La Habana

Indestructible Ruben Gonzales


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5 Responses so far.

  1. maury ha detto:

    Grazie per avermi fatto rivivere suoni, colori ed emozioni impresse dentro di me.

    Ancora ricordo il decollo di migliaia di aironi rosa dalle paludi di Cayo Coco.

    Simbolo di un popolo immerso tra profonde contraddizioni.

    Hasta la victoria…

  2. Adriano ha detto:

    Ciao Francesco volevo sapere quando siete stati a cayo coco e avete visitato le spiagge di pilar e gullermo avete dormito in una casa particolar a moron?Oppure avete pernottato in un resort?
    Grazie e… Complimenti molto emozionante il racconto, fantastiche le foto

  3. Francesco Lo Sapio ha detto:

    Ciao Adriano,
    Grazie per i complimenti. Cuba è un’autentica emozione. A Moron siamo stati in una casa particular. I cayos distano circa 80 km ma ai resort abbiamo preferito la casa particular. Moron è un paesino coloniale davvero autentico.
    Ciao e grazie ancora.
    Francesco

  4. Alfredo Fenizia ha detto:

    Ciao Francesco!
    come stai?
    Bello il racconto.
    Cuba è unica ed è l’unica speranza che resta.
    Ancora ho la musica dentro (è uno dei motivi principali del mio viaggio lì) così come i volti della gente che ho incontrato ed il paesaggio gustato durante l’attraversamento dell’isola (anche io l’ho girata in auto).
    Chi non c’è stato non potrà mai capire (e a dire il vero anche parte di quelli che ci sono stati non hanno capito molto). Non si può capire come hanno resistito, con l’estrema dignità che li contraddistingue, a 50 anni del più duro embargo che l’umanità conosca se non si è mai entrati in contatto con il vero popolo cubano, quello che rivendica non l’assurda “libertà” del mondo capitalistico, ma l’innegabile (ed a loro negata) libertà all’autodeterminazione, a decidere del futuro proprio, nei confronti di chi (come tutti noi del mondo occidentale che ci ostiniamo a definire “evoluto”) si arroga l’inesistente diritto di tagliarli i ponti col mondo.
    Ci tornerò presto.
    Un abbraccio a te e a Brunella.
    Alfredo

  5. Francesco Lo Sapio ha detto:

    Grazie Alfredo e Viva Cuba.

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